Tivoli   Voluta dal cardinale Ippolito II d'Este, nominato Governatore civile della città di Tivoli da papa Giulio III, che lo volle in questo modo compensare dopo averlo sconfitto nella corsa al soglio pontificio, Villa d'Este nacque in un luogo che aveva un nome felice: "Valle Gaudente". Era una breve vallata che scendeva tra le dolci pendici di vigne e di oliveti, percorse da stradette campestri, popolate da casupole bianche dai tetti rossi, da ruderi dorati, da qualche tabernacolo e da una piccola chiesa. La Villa dunque sorse ai limiti della città medievale insediandosi su una preesistente costruzione sede del governo, al confine con due edifici non espropiabili: la chiesa di Santa Maria Maggiore e quella di San Pietro    Per la realizzazione della Villa, durata circa 20 anni a partire dal 1550, il Cardinale dette l'incarico all'architetto napoletano Pirro Ligorio. La prima fase di costruzione consistette nell'opera di trasformazione dell'antico convento dei Francescani, situato accanto alla chiesa di Santa Maria Maggiore, in palazzo. Furono operati notevoli ampliamenti rispetto alla costruzione originaria, e furono installate delle condutture idrauliche affinché le acque dell'Aniene potessero alimentare le numerose fontane e nei lavori preparatori per l'allestimento del giardino.               Il lavoro compiuto dal Ligorio fu veramente notevole. Superò molti problemi pratici e cominciò creando l'alto terrapieno del giardino, utilizzando le vecchie mura urbane come contrafforti. Scavò sotto la città di Tivoli una galleria lunga 600 m che dal bacino dell'Aniene portava una mole incredibile d'acqua fino alla vasca sopra la fontana dell'Ovato. Convogliò l'acqua della sorgente Rivelese fino alle cisterne della Villa. Calcolò esattamente quanta acqua ci sarebbe voluta per realizzare tutti i giochi che aveva in mente, usando solo il principio dei vasi comunicanti, senza impiego di alcuna forza motrice. La Villa viene ancora oggi rifornita attraverso detto canale portando alle fontane, ogni secondo, circa 300 litri di acqua.  Ligorio si avvalse anche della collaborazione di valenti idraulici quali Giacomo della Porta e Claude Venard, che realizzò l'organo idraulico. Ma quello che impressiona ancora di più sono i numeri: 35.000 mq complessivi di giardini, 250 zampilli, 60 polle d'acqua, 255 cascate, 100 vasche, 50 fontane, 20 esedre e terrazze, 300 paratoie, 30.000 piante a rotazione stagionale, 150 piante secolari ad alto fusto, 15.000 piante ed alberi ornamentali perenni, 9.000 mq di viali, vialetti e rampe.  La Villa è famosissima per le sue meraviglie artistiche e in special modo per i molteplici giochi d'acqua che trasportano il visitatore in una reggia d'altri tempi. Le numerosissime fontane sono alimentate dall'acqua dei molti canali adduttori del fiume Aniene che attraversano la città e sono ubicate in giardini all'italiana di bellezza difficilmente eguagliabile, ombreggiati da secolari cipressi e sequoie. Ippolito II d'Este ebbe a disposizione oltre al grande architetto, Pirro Ligorio, un numero enorme di artisti e di artigiani; era tanta la celerità del lavoro che gli edifici, le fabbriche,  viali spuntavano e crescevano con una velocità da definirsi moderna. In pochi anni il Cardinale riuscì a completare quasi del tutto la Villa.  L'ingresso della Villa originariamente non era situato come è attualmente nelle vicinanze della Chiesa di S.Maria Maggiore ma sulla antica via del Colle, di rimpetto alla parete laterale sinistra della Chiesa di S.Silvestro. Chi vi si recava si imbatteva inizialmente nella visione del circolare Tempio della Tosse, nelle rovine del santuario di Ercole Vincitore per poi passare attraverso la Porta del Colle. Guardava con rispetto la presenza di alcune abitazioni medioevali in parte ancora esistenti e finalmente varcava l'ingresso della Villa. Riceveva subito il colpo d'occhio della sontuosa dimora: prima i giardini pianeggianti all'ombra di cipressi, poi una salita, quindi sulla spianata il palazzo.  Sappiamo molto sul progetto originario della Villa grazie ad un affresco di Girolamo Muziano situato su una parete del Palazzo estense nel Salone di rappresentanza. Secondo i principi classici il terreno della dimora doveva essere suddiviso in i cardi e i decumani, le vie orizzontali e verticali perpendicolari tra loro presenti nella costruzione delle città etrusche prima e romane poi (anche gli accampamenti romani, i castra seguivano tali criteri).  Il turista moderno, che varca l'ingresso attuale posto in alto vicino la Chiesa di S.Maria Maggiore, non riceve più un simile colpo d'occhio ma vede sotto di sé le cime ondeggianti di secolari cipressi che, anche se romantici, nascondono la vista delle fontane, dei viali e dei giardini che si aprono e si rincorrono seguendo i cardi ed i decumani. Per la realizzazione della Villa, durata come detto circa 20 anni a partire dal 1550, Ippolito II d'Este chiamò oltre all'architetto napoletano Pirro Ligorio, il quale si occupò della progettazione generale, anche valenti e famosi pittori dell'epoca quali il Vasari, il Muziano, lo Zuccari, l'Agresti ed abili idraulici come il francese Claude Venard.